giovedì, maggio 17, 2012
Libertà: il Patriarca Francesco incontra i giovani
Discorso del Patriarca Francesco Moraglia ai giovani - Maggio del 2012 - Pala Arrex di Jesolo, Venezia.
Concetti trattati dal Patriarca per i giovani:
- La Liberà per assomigliare a Lui,
- La Verità, la verginità del cuore,
- prima della crisi finanziaria c'e' la crisi dei valori, del senso della vita,
- La Presenza del Signore Compagno di Vita,
- La conoscenza di noi stessi, le nostre doti per gli altri e
- le nostre fragilità trasformabili in punti di forza.
- Il male e il bene iniziano dal cuore del uomo.
- Il Signore vuole che il Bene, che Lui è, esista anche fuori di Lui, nella Libertà del uomo.
- Educazione all'affettività, educarsi ad amare è educarsi a dire "per sempre".
- Creare le Relazioni (essere amati e poter amare)
- Fedeltà come Amore nel tempo.
Giovanni Paolo II, Lourdes. 15 agosto 2004
Libertà: La Vergine di Lourdes ha infine un messaggio per tutti. Eccolo: siate donne e uomini liberi! Ma ricordate: la libertà umana è una libertà ferita dal peccato. Ha bisogno essa stessa di essere liberata. Cristo ne è il liberatore, Lui che “ci ha liberati perché restassimo liberi” (Gal 5,1). Difendete la vostra libertà! Carissimi, noi sappiamo di poter contare per questo su Colei che, non avendo mai ceduto al peccato, è la sola creatura perfettamente libera. A Lei vi affido. Camminate con Maria sulle strade della piena realizzazione della vostra umanità!
giovedì, aprile 05, 2012
In cerca della Regolarità dei numeri
(...) La natura è caotica o strutturata? E qual è il ruolo dell'intelligenza nello stabilire la risposta a questa domanda?
Se vogliamo allontanarci dalla filosofia, possiamo considerare la questione della regolarità profonda di una successione che ha tutta l'apparenza di una successione casuale. (...) Può ogni problema, come un frutteto, essere osservato da un angolazione particolare, tale che ne riveli il segreto? Oppure in matematica vi sono problemi che rimangono misteriosi, qualunque sia l'angolazione dalla quale vengono osservati?
Immagine di Francois Morellet - Systems -
Nota: i numero sono astrazioni del reale, trovare l'angolazione particolare dovrebbe essere l'astrazione dell'astrazione.
giovedì, febbraio 23, 2012
Steve Jobs: Schemi e rapporto Forma/Contenuto
Brani tratti dal libro Steve Jobs di Walter Isaacson:
mentre l'architetto americano Louis Henry Sullivan sosteneva che "la forma segue la funzione", per Jobs era vero l'esatto contrario: "Quando la Apple era ai suoi esordi, Jobs approvò il design dell'involucro del primo Macintosh e gli ingegneri dovettero trovare il modo per adattarvi schede e componenti."
Schemi: Al giro dei trent'anni, Jobs aveva usato una metafora ispirata al mondo dei dischi in vinile. Riflettendo sulle ragioni per cui dopo il trentesimo anno d'età la gente sviluppa schemi mentali rigidi e tende ad essere meno innovativa, aveva detto: "Si fissano nei loro schemi come nei solchi di un disco, e non ne vengono piu' fuori. Naturalmente c'e' gente curiosa per natura, perpetui fanciulli in trepidazione di fronte alla vita, ma sono rari."Rapporto Forma/Contenuto:
mentre l'architetto americano Louis Henry Sullivan sosteneva che "la forma segue la funzione", per Jobs era vero l'esatto contrario: "Quando la Apple era ai suoi esordi, Jobs approvò il design dell'involucro del primo Macintosh e gli ingegneri dovettero trovare il modo per adattarvi schede e componenti."
mercoledì, dicembre 28, 2011
Formarsi all'Amore
Cristo è maestro dell'Amore, ha tanto amato da dare la vita fino alla morte.
Il giovane che non sa formarsi all'amore non puo' risolvere i problemi della sua sessualità.
Non farti dellle illusioni giovane, la formazione all'amore è una scuola ardua,
ma se ti fidi di Cristo, Lui saprà condurti.
AMARE è voler bene, voler il vero bene, è fare il vero bene della persona amata.
AMARE è elevare, mai abbassare, è rafforzare, mai indebolire.
AMARE è comunicare felicità, mai sprofondare la persona che si ama nella frustrazione e nella colpa.
AMARE è medicare la fragilità di chi si ama.
AMARE è colmare il vuoto, è dare un ideale, è trasmettere fede e speranza
AMARE non è mai cercare il proprio interesse o strumentalizzare o sfruttare
AMARE significa prima di tutto debellare il proprio egoismo
AMARE è donarsi, come fa a donarsi chi non si possiede, chi non è mai giunto al controllo del proprio egoismo? Chi non si è mai posto il problema con serietà? Donarsi è vivere per la persona amata, è sacrificarsi per la persona amata.
Bisogna avere la convinzione che l'amore che non è eterno non è amore,
L'amore che non è esclusivo non è amore,
L'amore che non è puro non è amore,
L'amore che non segna tutta la vita non è amore...
giovedì, novembre 17, 2011
Sopportiamo i nostri affetti
di don Primo Mazzolari
Dove c'e' amore c'è pure largo campo per la tolleranza.
Del matrimonio si parla come di un giogo, che non è sempre un dolce giogo.
E se è comandato l'amore e gli si unisce la grazia, vuol dire che la croce può diventare tanto pesante che la stessa sopportazione ha bisogno di un appoggio.
Le persone care vengono trasfigurate dal nostro affetto, che da "donatore", senz'accorgersene, diventano "esattore": e allora si scopre che nessuno è come il nostro cuore l'ha voluto, e la penosa scoperta ci mette in tentazione di ritirare il nostro affetto per cercargli una dimora più conveniente.
Neanche i più sacri vincoli del sangue sono fuori dalla tolleranza.
Se non ci vergognassimo di confessare a noi stessi quanto costi il voler bene ai genitori e ai figli e ai parenti più vicini, saremmo maggiormente cauti nelle nostre liriche esaltazioni e meglio temprati a tollerare le carenze.
Ovunque ci muoviamo, ci troviamo di fronte una realtà, che non si risolve mai idealmente.
Per le fratture dell'uomo, tanto fisiche che morali, non ci sono pezzi di ricambio. Ci si ripiega con aggiustature più o meno riuscite.
Che povera cosa ne viene fuori, penserà qualcuno.
A me sembra una gran cosa che l'uomo porti in sè il rimedio a tante difficoltà della sua vita. Non possiamo cambiare le persone, nè le cose ne gli avvenimenti, ma posso cambiare me stesso e dispormi in modo vero di fronte a qualsiasi creatura e a qualsiasi fatto.
Possiedo una grandezza misteriosa, una forza creatrice, che è somiglianza e presenza di Dio, con un'apertura sulla felicità, la quale non consiste nell'avere questo o quello, ma nella maniera in cui mi dispongo verso questo o quello, sia che riesca a raggiungerlo sia che mi venga tolto.
Brano tratto dal libro "Della Fede della Tolleranza della Speranza" ed. EDB, 1995
Dove c'e' amore c'è pure largo campo per la tolleranza.
Del matrimonio si parla come di un giogo, che non è sempre un dolce giogo.
E se è comandato l'amore e gli si unisce la grazia, vuol dire che la croce può diventare tanto pesante che la stessa sopportazione ha bisogno di un appoggio.
Le persone care vengono trasfigurate dal nostro affetto, che da "donatore", senz'accorgersene, diventano "esattore": e allora si scopre che nessuno è come il nostro cuore l'ha voluto, e la penosa scoperta ci mette in tentazione di ritirare il nostro affetto per cercargli una dimora più conveniente.
Neanche i più sacri vincoli del sangue sono fuori dalla tolleranza.
Se non ci vergognassimo di confessare a noi stessi quanto costi il voler bene ai genitori e ai figli e ai parenti più vicini, saremmo maggiormente cauti nelle nostre liriche esaltazioni e meglio temprati a tollerare le carenze.
Ovunque ci muoviamo, ci troviamo di fronte una realtà, che non si risolve mai idealmente.
Per le fratture dell'uomo, tanto fisiche che morali, non ci sono pezzi di ricambio. Ci si ripiega con aggiustature più o meno riuscite.
Che povera cosa ne viene fuori, penserà qualcuno.
A me sembra una gran cosa che l'uomo porti in sè il rimedio a tante difficoltà della sua vita. Non possiamo cambiare le persone, nè le cose ne gli avvenimenti, ma posso cambiare me stesso e dispormi in modo vero di fronte a qualsiasi creatura e a qualsiasi fatto.
Possiedo una grandezza misteriosa, una forza creatrice, che è somiglianza e presenza di Dio, con un'apertura sulla felicità, la quale non consiste nell'avere questo o quello, ma nella maniera in cui mi dispongo verso questo o quello, sia che riesca a raggiungerlo sia che mi venga tolto.
Brano tratto dal libro "Della Fede della Tolleranza della Speranza" ed. EDB, 1995
sabato, ottobre 15, 2011
Asimmetria della Felicità
La Serenità è senz'altro la Felicità,
ma la Felicità (effimera) non è la Serenità.
ma la Felicità (effimera) non è la Serenità.
Da L'autostrada della Felicità di Don Valentino Del Mazza:
il piacere è figlio primogenito dell'emotività, sempre mobile e capricciosa come il tempo, mentre la serenità del cristiano è piuttosto uno stato qualitativo dello spirito, permanente come la buona coscienza e sostanzialmente sempre uguale come la luce.
il piacere è figlio primogenito dell'emotività, sempre mobile e capricciosa come il tempo, mentre la serenità del cristiano è piuttosto uno stato qualitativo dello spirito, permanente come la buona coscienza e sostanzialmente sempre uguale come la luce.
Il seguente brano è tratto dal libro di Padre Andrea Gasparino "il segreto della gioia":
Il Signore non si stanca mai di darci la sua gioia; noi dobbiamo essere instancabili nel riconoscere i suoi doni e ringraziare. L'antigioia è soltanto il peccato. E' il soffocamento della gioia, è il colpo di spugna, è l'aridità. Vestire di gioia un dovere non costa; un dovere vestito di gioia non pesa più. Un dovere compiuto nella gioia solleva ogni persona al mio fianco.
Il Signore non si stanca mai di darci la sua gioia; noi dobbiamo essere instancabili nel riconoscere i suoi doni e ringraziare. L'antigioia è soltanto il peccato. E' il soffocamento della gioia, è il colpo di spugna, è l'aridità. Vestire di gioia un dovere non costa; un dovere vestito di gioia non pesa più. Un dovere compiuto nella gioia solleva ogni persona al mio fianco.
La nostra gioia o viene da dentro o non regge; deve sempre avere un supporto di gratitudine a Dio: se ce l'ha è consistente e comunicativa. Se rincorri un piacere ti privi della gioia (...)
Nota: significato etimologico di desiderare: smettere (de), di affidarsi agli astri (sidera), farne a meno, sostituirsi al cielo. - Luigi Zoja in La morte del prossimo.
Nota: significato etimologico di desiderare: smettere (de), di affidarsi agli astri (sidera), farne a meno, sostituirsi al cielo. - Luigi Zoja in La morte del prossimo.
lunedì, ottobre 03, 2011
Gesù nella moltiplicazione dei pani e dei pesci
Pane prezioso, sacro, da raccogliere per ridistribuirlo al prossimo.
Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto.
fonte: XVII domenica del tempo ordinario www.figliedellachiesa.org
Due sono le interpretazioni proposte di ciò che in Giovanni sembra un elemento essenziale. La prima è che lo scopo a cui Gesù mira attraverso il segno dei pani non è la sazietà fisica, ma la vita divina che egli è venuto ad offrire. Il sovrappiù, preservato dalla perdita, simboleggia l’aspetto incorruttibile del nutrimento che dona Gesù. Esso orienta a ciò che è sorgente perenne di vita, e conduce a una interpretazione spirituale del segno che Gesù ha compiuto. La seconda interpretazione sottolinea che il sovrappiù manifesta il contrasto tra il pane che dona Gesù e il nutrimento ricevuto nel deserto. Anche gli Ebrei avevano mangiato a sazietà, ma la manna si corrompeva se ne conservavano oltre il necessario. Il pane di Gesù, inversamente, è destinato a conservarsi: non simboleggia allora il dono dell’Eucaristia?
Parti dell'Omelia 24 (n.1 e n. 6) di Sant'Agostino - La moltiplicazione dei pani.
www.augustinus.it/italiano/commento_vsg/index2.htm
La moltiplicazione dei pani.
Bisogna saper capire il linguaggio dei miracoli. Essendo Cristo il Verbo di Dio, ogni suo gesto è una parola. Non dobbiamo fermarci ad ammirare la potenza di questo miracolo, dobbiamo esplorarne la profondità. Possiede dentro qualcosa che suscita esteriormente la nostra ammirazione.
[La fede eleva e purifica.]
1. I miracoli compiuti da nostro Signore Gesù Cristo, sono opere divine, che sollecitano la mente umana a raggiungere Dio attraverso le cose visibili. Siccome Dio non è una realtà che si possa vedere con gli occhi, e siccome i suoi miracoli, con i quali regge il mondo intero e provvede ad ogni creatura, per la loro frequenza finiscono per passare inosservati, al punto che quasi nessuno si accorge dell'opera di Dio che anche nel più piccolo seme appare mirabile e stupenda; Dio si è riservato, nella sua misericordiosa bontà, di compiere a tempo opportuno talune opere fuori del normale corso degli avvenimenti naturali, affinché, quanti hanno fatto l'abitudine alle cose di tutti i giorni, rimanessero impressionati, vedendo, non opere maggiori, ma insolite. Governare il mondo intero, infatti, è un miracolo più grande che saziare cinquemila persone con cinque pani (cf. Gv 6, 5-13). Tuttavia, di quel fatto nessuno si stupisce, di questo gli uomini si stupiscono, non perché sia più grande, ma perché è raro. Chi, infatti, anche adesso nutre il mondo intero, se non colui che con pochi grani crea le messi? Cristo operò, quindi, come Dio. Allo stesso modo, infatti, che con pochi grani moltiplica le messi, così nelle sue mani ha moltiplicato i cinque pani. La potenza era nelle mani di Cristo; e quei cinque pani erano come semi, non affidati alla terra, ma moltiplicati da colui che ha fatto la terra. E' stato dunque offerto ai sensi tanto di che elevare lo spirito, è stato offerto agli occhi tanto di che impegnare l'intelligenza, affinché fossimo presi da ammirazione, attraverso le opere visibili, per l'invisibile Iddio; ed elevati alla fede, e mediante la fede purificati, sentissimo il desiderio di vedere spiritualmente, con gli occhi della fede, l'invisibile, che già conosciamo attraverso le cose visibili.
[Il midollo dell'orzo.]
6. Niente è privo di significato, in ogni cosa c'è un riferimento; basta, però, saperlo cogliere. Così il numero delle persone che furono saziate, simboleggiava il popolo che viveva sotto il dominio della legge. Erano cinquemila, proprio perché simboleggiavano coloro che stavano sotto la legge, che si articola nei cinque libri di Mosè. Per la stessa ragione gli infermi che giacevano sotto quei cinque portici, non riuscivano a guarire. Ebbene, colui che guarì il paralitico (Gv 5, 2-9) è il medesimo che qui nutre la folla con cinque pani. Il fatto che essi fossero distesi sull'erba (Gv 6, 10), dice che possedevano una sapienza carnale e in essa riposavano. Infatti tutta la carne è erba (cf. Is 40, 6). Che significano poi i frammenti, se non ciò che il popolo non poté mangiare? Ci sono segreti profondi che la massa non può comprendere. Che resta da fare, allora, se non affidare questi segreti a coloro che sono capaci d'insegnarli agli altri, come erano gli Apostoli? Ecco perché furono riempite dodici ceste. Questo fatto è mirabile per la sua grandezza, utile per il suo carattere spirituale. Quelli che erano presenti si entusiasmarono, e noi, al sentirne parlare, rimaniamo freddi. E' stato compiuto affinché quelli lo vedessero, ed è stato scritto affinché noi lo ascoltassimo. Ciò che essi poterono vedere con gli occhi, noi possiamo vederlo con la fede. Noi contempliamo spiritualmente ciò che non abbiamo potuto vedere con gli occhi. Noi ci troviamo in vantaggio rispetto a loro, perché per noi è stato detto: Beati quelli che non vedono e credono (Gv 20, 29). Aggiungo che forse a noi è concesso di capire ciò che quella folla non riuscì a capire. Ci siamo così veramente saziati, in quanto siamo riusciti ad arrivare al midollo dell'orzo.
Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto.
fonte: XVII domenica del tempo ordinario www.figliedellachiesa.org
Due sono le interpretazioni proposte di ciò che in Giovanni sembra un elemento essenziale. La prima è che lo scopo a cui Gesù mira attraverso il segno dei pani non è la sazietà fisica, ma la vita divina che egli è venuto ad offrire. Il sovrappiù, preservato dalla perdita, simboleggia l’aspetto incorruttibile del nutrimento che dona Gesù. Esso orienta a ciò che è sorgente perenne di vita, e conduce a una interpretazione spirituale del segno che Gesù ha compiuto. La seconda interpretazione sottolinea che il sovrappiù manifesta il contrasto tra il pane che dona Gesù e il nutrimento ricevuto nel deserto. Anche gli Ebrei avevano mangiato a sazietà, ma la manna si corrompeva se ne conservavano oltre il necessario. Il pane di Gesù, inversamente, è destinato a conservarsi: non simboleggia allora il dono dell’Eucaristia?
Parti dell'Omelia 24 (n.1 e n. 6) di Sant'Agostino - La moltiplicazione dei pani.
www.augustinus.it/italiano/commento_vsg/index2.htm
La moltiplicazione dei pani.
Bisogna saper capire il linguaggio dei miracoli. Essendo Cristo il Verbo di Dio, ogni suo gesto è una parola. Non dobbiamo fermarci ad ammirare la potenza di questo miracolo, dobbiamo esplorarne la profondità. Possiede dentro qualcosa che suscita esteriormente la nostra ammirazione.
[La fede eleva e purifica.]
1. I miracoli compiuti da nostro Signore Gesù Cristo, sono opere divine, che sollecitano la mente umana a raggiungere Dio attraverso le cose visibili. Siccome Dio non è una realtà che si possa vedere con gli occhi, e siccome i suoi miracoli, con i quali regge il mondo intero e provvede ad ogni creatura, per la loro frequenza finiscono per passare inosservati, al punto che quasi nessuno si accorge dell'opera di Dio che anche nel più piccolo seme appare mirabile e stupenda; Dio si è riservato, nella sua misericordiosa bontà, di compiere a tempo opportuno talune opere fuori del normale corso degli avvenimenti naturali, affinché, quanti hanno fatto l'abitudine alle cose di tutti i giorni, rimanessero impressionati, vedendo, non opere maggiori, ma insolite. Governare il mondo intero, infatti, è un miracolo più grande che saziare cinquemila persone con cinque pani (cf. Gv 6, 5-13). Tuttavia, di quel fatto nessuno si stupisce, di questo gli uomini si stupiscono, non perché sia più grande, ma perché è raro. Chi, infatti, anche adesso nutre il mondo intero, se non colui che con pochi grani crea le messi? Cristo operò, quindi, come Dio. Allo stesso modo, infatti, che con pochi grani moltiplica le messi, così nelle sue mani ha moltiplicato i cinque pani. La potenza era nelle mani di Cristo; e quei cinque pani erano come semi, non affidati alla terra, ma moltiplicati da colui che ha fatto la terra. E' stato dunque offerto ai sensi tanto di che elevare lo spirito, è stato offerto agli occhi tanto di che impegnare l'intelligenza, affinché fossimo presi da ammirazione, attraverso le opere visibili, per l'invisibile Iddio; ed elevati alla fede, e mediante la fede purificati, sentissimo il desiderio di vedere spiritualmente, con gli occhi della fede, l'invisibile, che già conosciamo attraverso le cose visibili.
[Il midollo dell'orzo.]
6. Niente è privo di significato, in ogni cosa c'è un riferimento; basta, però, saperlo cogliere. Così il numero delle persone che furono saziate, simboleggiava il popolo che viveva sotto il dominio della legge. Erano cinquemila, proprio perché simboleggiavano coloro che stavano sotto la legge, che si articola nei cinque libri di Mosè. Per la stessa ragione gli infermi che giacevano sotto quei cinque portici, non riuscivano a guarire. Ebbene, colui che guarì il paralitico (Gv 5, 2-9) è il medesimo che qui nutre la folla con cinque pani. Il fatto che essi fossero distesi sull'erba (Gv 6, 10), dice che possedevano una sapienza carnale e in essa riposavano. Infatti tutta la carne è erba (cf. Is 40, 6). Che significano poi i frammenti, se non ciò che il popolo non poté mangiare? Ci sono segreti profondi che la massa non può comprendere. Che resta da fare, allora, se non affidare questi segreti a coloro che sono capaci d'insegnarli agli altri, come erano gli Apostoli? Ecco perché furono riempite dodici ceste. Questo fatto è mirabile per la sua grandezza, utile per il suo carattere spirituale. Quelli che erano presenti si entusiasmarono, e noi, al sentirne parlare, rimaniamo freddi. E' stato compiuto affinché quelli lo vedessero, ed è stato scritto affinché noi lo ascoltassimo. Ciò che essi poterono vedere con gli occhi, noi possiamo vederlo con la fede. Noi contempliamo spiritualmente ciò che non abbiamo potuto vedere con gli occhi. Noi ci troviamo in vantaggio rispetto a loro, perché per noi è stato detto: Beati quelli che non vedono e credono (Gv 20, 29). Aggiungo che forse a noi è concesso di capire ciò che quella folla non riuscì a capire. Ci siamo così veramente saziati, in quanto siamo riusciti ad arrivare al midollo dell'orzo.
martedì, luglio 26, 2011
La sola ragione & il Vaso
fonte: la Bussola Quotidiana
Lao Tzu -
Plasmare l'argilla per farne un vaso,
nel non essere sta l'utilità del vaso. (l'interno)
Perciò l'essere determina il vantaggio,
e il non essere determina l'uso.
Appunti: "L'intero è più della somma delle sue parti".
In Aristotele, Metafisica.
Olismo - Riduzionismo in Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter.
giovedì, maggio 12, 2011
Creatività e Tecnologia
Ogni persona oggigiorno può creare effetti speciali. Si possono girare film di qualità da soli, con un camcorder, ma ciò non vuol dire che i film siano migliori. Shakespeare non aveva un word processor. Abbiamo word processor ma non abbiamo nessun Shakespeare. Bisogna fare una distinzione. C'è la creatività e c'è la tecnologia. Le due cose sono collegate ma la tecnologia non è necessariamente creativa.
Harrison Ellenshaw
Associate producer/Visual effect supervisor - Tron
Disegni di Syd Mead - Light cycles
Harrison Ellenshaw
Associate producer/Visual effect supervisor - Tron
Disegni di Syd Mead - Light cycles
venerdì, aprile 08, 2011
Ammonite
Prima tappa: le parole vuote (...)
Seconda tappa: quando la preghiera si fa monologo (...)
Terza Tappa: il dialogo
Prima il centro della preghiera eravamo noi, ora comincia ad esserci anche Lui, noi e Lui, Lui e noi. Nasce l'amicizia. Nasce il sondaggio della coscienza. Nasce il ponte con Dio. Dio puo' toccarci. Può guarirci. Dio può trasformarci. Siamo approdati alla preghiera. Se siamo stabilmente a questo grado di preghiera facciamo grandi progressi nella carità, nella fedeltà al dovere, nel distacco dal male. Ma bisogna imparare a vivere stabilmente lì. Esige sforzo, anche metodo: occorre imparare a concentrarsi, perchè è un problema grosso di concentrazione.
Dio sfugge ai sensi.
Dio è spirito, è pensiero puro, solo se anch'io mi faccio pensiero, ho modo di raggiungerlo.
Esige sforzo, ma la preghiera dà i primi risultati sorprendenti.
domenica, marzo 27, 2011
Gesu e' Veritirero e Autorevole
di Padre Livio
Rappresentiamo noi stessi per quello che non siamo: nell'uomo non c'e' corrispondenza tra quello che dice, quello che pensa e quello che ha nel cuore perche' c'e' troppa oscurità (argomento introdotto nella catechesi giovanile del 18/03/2011). Ascolta lo streaming/mp3 nell'archivio audio di Radio Maria - necessaria iscrizione al sito.
Rappresentiamo noi stessi per quello che non siamo: nell'uomo non c'e' corrispondenza tra quello che dice, quello che pensa e quello che ha nel cuore perche' c'e' troppa oscurità (argomento introdotto nella catechesi giovanile del 18/03/2011). Ascolta lo streaming/mp3 nell'archivio audio di Radio Maria - necessaria iscrizione al sito.
domenica, febbraio 13, 2011
Materia - significato: un volto nella pittura
Nella pittura, un volto viene disegnato e dipinto inizialmente in modo approssimativo - idea in nuce - con schizzo a matita e poi pennelli di misura media o grande (molta materia per il colore del fondo, etc.).
Verso la fine dell'opera, il suo significato espressivo, il cuore di tutto il lavoro, per me sboccia nei particolari (poca materia).
Image by ffffound.com
Riporto un concetto espresso dal maestro di pittura e disegno Ettore Maiotti: nello schizzo a matita, chi non cancella e' soddisfatto di quello che ha fatto, chi cancella cerca di migliorare il disegno: l'utilizzo della gomma fa parte del disegno.
Verso la fine dell'opera, il suo significato espressivo, il cuore di tutto il lavoro, per me sboccia nei particolari (poca materia).
Prossimi al termine dell'opera, quindi, a poco colore (ritocchi finali indichiamoli con x) corrisponde un grande significato espressivo (y). Se dovessi tracciare un grafico che mostri il rapporto tra quantità di colore ed espressività in un ritratto (in rapporto al tempo), sceglierei una funzione esponenziale y = 2x.
Postilla:
Image by ffffound.com
Riporto un concetto espresso dal maestro di pittura e disegno Ettore Maiotti: nello schizzo a matita, chi non cancella e' soddisfatto di quello che ha fatto, chi cancella cerca di migliorare il disegno: l'utilizzo della gomma fa parte del disegno.
martedì, settembre 28, 2010
P. Andrea Gasparino è tornato alla casa del Padre
domenica, agosto 08, 2010
Illuminatio orbis
Ogni mattina diciamo: il sole si alza. In realtà sappiamo tutti che il sole non si alza, perchè è il nostro specchio di terra che si rende presente al sole che sta "fermo".Così, anche nella Messa normalmente diciamo: Cristo si rende presente, viene a noi, ma in realtà è la nostra esistenza che si rende presente all'azione di Gesù morto e risorto.
Brano tratto dal libro di P. Andrea Gasparino "Il segreto della gioia". 1a ed. p.185.
sabato, luglio 24, 2010
De vita
Intervista a Grace Patricia Kelly, tratta da People (5 aprile 1982).
(...)Do you ever wonder what might have happened to you if you hadn't met Prince Rainier?
Everyone is always asking what would you do if this or if that. I don't look back. I haven't had the time. I haven't retired, you know. I think no matter what we do in life we have the same problems to face—problems of our own personality, our own limitations, our own shortcomings. People's lives are going to be pretty much the same because of the people they are. We can cite environment or parents or society only up to a certain point. After you're 25, you do it to yourself.
(...)Do you ever wonder what might have happened to you if you hadn't met Prince Rainier? Everyone is always asking what would you do if this or if that. I don't look back. I haven't had the time. I haven't retired, you know. I think no matter what we do in life we have the same problems to face—problems of our own personality, our own limitations, our own shortcomings. People's lives are going to be pretty much the same because of the people they are. We can cite environment or parents or society only up to a certain point. After you're 25, you do it to yourself.
bozza di traduzione:- (...) Si e' mai chiesta cosa sarebbe accaduto se non avesse incontrato il Principe Ranieri?
- Ciascuno sta sempre a chiedersi cosa farebbe se accadesse questo o quello. Non guardo al passato. Non ne ho avuto il tempo. Lei sa che non sono andata in pensione. Penso che a prescindere da ciò che facciamo nella vita, abbiamo di fronte gli stessi problemi, problemi della nostra propria personalità, dei nostri limiti, dei nostri difetti. La vita delle persone diviene quasi nello stesso modo per come sono fatte le persone. Possiamo chiamare in causa l'ambiente o i genitori o la società solo fino ad un certo punto. Dopo i 25 costruisci la vita da te.
mercoledì, maggio 12, 2010
Aiuti di Cristo
Quanto piu' moralmente siamo vissuti, tanto più siamo debitori al sangue di Cristo.Siamo stati redenti tanto piu' quanto meno abbiamo peccato.
La persona che più di tutte è stata redenta è proprio Maria Santissima che non ha commesso nessun peccato.
Dobbiamo tenere presente che la natura umana da sola è debole e di fronte alle tentazioni della vita, che sono frequenti, intense, ripetute, noi cadremmo in peccato, se non avessimo questi speciali aiuti meritati da Cristo con la sua morte in Croce. Senza questi aiuti noi cadremmo di peccato in peccato, e ciascuno di noi potrebbedire: "Io sono il peggiore peccatore del mondo". (...) Se non ci fosse stata la croce di Cristo, il mondo sarebbe molto più cattivo di quello che è; dalla croce di Cristo fluisce una tale Grazia che avvolge tutti gli uomini e che eleva tutti. (...)
di Giovanni Blandino S.I.- Per capire l'amore di Dio - Omelia per un matrimonio. Ed. ADP, Roma (nella foto Grace Patricia Kelly in preghiera)
giovedì, marzo 18, 2010
De amore
S. Teresa di Lisieux - Lettera 39 a Celina (20 ottobre 1888): (...) Gesù sorride, ci aiuta senza che ce n'accorgiamo e le lacrime che gli fanno versare i cattivi, sono asciugate per mezzo del nostro povero e piccolo atto d'amore. L'amore può fare tutto: le cose piu' impossibili non rappresentano per esso nessuna difficoltà (Imitazioni). Gesù non guarda tanto alla grandezza delle azioni, e neppure alla loro difficoltà, quanto all'amore da cui esse scaturiscono... (S. Teresa d'Avila).Di P. Andrea Gasparino (Il segreto della gioia, p.124 Ed.2003): L'amore vero è continuità. La continuità è amore. Senza continuità c'è infiltrazione di infedeltà. Continuità e fedeltà sono marchi di fabbrica dell'amore.
Cfr. Card. Carlo Caffarra: "non puoi amare intensamente per mezz'ora"
Vedi anche: Se tu non mi parli, io sono come chi scende nella fossa (Sal 27)
* Grazie a Dio per donarci la capacità del discernimento
martedì, gennaio 26, 2010
Little Flower - di Grace Patricia Kelly

Little Flower, you're a lucky oneScritto da Grace P. Kelly da piccola.
you soak in all the lovely sun
you stand and watch it all go by
and never once do bat an eye
while others have to fight and strain
against the world and its every pain of living.
But you must, too, have wars to fight
the cold bleak darkness of every night
of a bigger vine who seeks to grow
and is able to stand the rain and snow
and yet you never let it show
on your pretty face
Tradurrei la poesia così:
Piccolo Fiore, sei uno fortunatoAbout the Grace: intervista video al filosofo Martino Rossi Monti sul tema del suo libro Il cielo in terra. La grazia fra teologia ed estetica.
tutto immerso nel bel sole
stai lì e guardi che le cose accadano
e mai una volta batti ciglio
mentre altri devono lottare e faticare
contro il mondo e ogni pena della vita.
Ma anche tu devi combattere le tue guerre
la fredda tetra oscurità di ogni notte
di una vite più grande che cerca di crescere
ed è in grado di sopportare la pioggia e la neve
eppure non lo hai mai lasciato trasparire
sul tuo viso grazioso.
Argomenti trattati: i tre significati di Grazia: in relazione a Dio; facendo riferimento a qualcosa di bello ed attraente; indicando un atto benefico o un condono. Grazia come silenziosa dolcezza, antitesi dello sforzo, non si chiude come l'altéra bellezza, chi ne è toccato riattiva in sè l'oggetto che lo tocca (diventa grazioso), grazia è circolarità del movimento, chiede di riattivarsi, trasfigura l'altro.
giovedì, dicembre 10, 2009
Festa dell'Immacolata 2009

Omelia trasmessa da Radio Vaticana e Radio Rai 1
(8-12-2009) nella messa delle 9.30 e celebrata da Padre Egidio Picucci.
Se è vero che il Vangelo è una bella notizia, quello di oggi annuncia agli uomini la più incredibile: un’umile donna della nostra gente è così colma di grazia che perfino un angelo si rallegra con lei, scelta per essere la Madre di Dio. Con lei è ripartita la creazione, innocente come Dio l’aveva creata. Ripartiamo anche noi per un futuro di bontà, innestati sulle radici della grazia di cui ella fu piena.
L’Avvento che stiamo vivendo, e che è un periodo dell’anno così bello da essere considerato una prolungata e piacevole vigilia di Natale, di cui l’Immacolata è l’aurora, non ci suggerisce soltanto come dobbiamo prepararci al più bell’evento della storia, ma ci ricorda anche come ci si è preparato Dio.
Nella nostra insanabile impazienza, noi ci accontentiamo di quattro settimane di preparazione; nella sua misteriosa previdenza, Dio vi si è dedicato invece fin dall’eternità. La diversità di comportamento è dovuta al fatto che noi ci accontentiamo di preparare l’ambiente, le case, le piazze, mentre Dio ha pensato a preparare le persone “conforme alla sua volontà”, abbiamo sentito leggere nella lettera di Paolo agli Efesini.
E soprattutto una persona, preparata prima ancora che nascesse. Questa “degna dimora” del Figlio di Dio, come abbiamo detto nella preghiera iniziale di questa Liturgia, è una incontaminata fanciulla della Galilea, di nome Maria.
Come sposa ella avrà portato con sé una modestissima dote, come Madre ha avuto una tale abbondanza di grazia che l’Angelo gliela vede trasparire dagli occhi. “Ave, piena di grazia”.
Il più bel discorso sulla Madonna, è anche il più antico; l’ha fatto S. Luca e l’abbiamo riascoltato qualche istante fa. Esso non è tanto il racconto dell’incontro della Madonna con l’angelo, quanto la narrazione di tutta la sua esistenza vissuta con il Figlio e per il Figlio, di cui scoprì poco a poco la missione e il posto che Lei doveva occupare vicino a Lui.
Maria era una delle tante fanciulle di Nazareth; confusa con le coetanee nella Sinagoga per la preghiera, alla fontana per l’acqua, “conduceva una vita comune a tutti - è detto in un Documento del Concilio - piena di sollecitudini familiari e di lavoro”.
Nessuno sospettava minimamente che dall’alto Qualcuno la vedeva “vestita di sole, coronata di stelle e con la luna sotto i piedi”.
Soltanto due anziani si accorsero che Suo Figlio era un povero volontario e che sul candore delle tortore offerte per la sua presentazione al tempio brillava “la luce di lui, mandato a illuminare le genti”.
“Se Ella ha potuto portarti - dice S. Efrem rivolgendosi a Dio - è perché tu, la santa montagna, hai alleggerito il tuo peso”.
Forse qualcuno trasalì di fronte alla sua bellezza, ma egli non capì che essa era il riverbero della pienezza di grazia che le colmava l’anima. Essendo piena di grazia, Maria era bella. Nessuno capì che era bella perché era amata. L’amore annulla lo spazio tra l’uomo e Dio.
In lei la bellezza non fu, come spesso avviene nel mondo, né bugiarda né mortificata.
Bugiarda è la bellezza quando è solo esteriore, quando non ha rispondenze nella rettitudine della coscienza e del cuore; mortificata quando è solo interiore, velata agli sguardi da un aspetto senza avvenenza. In Maria c’era la verità del mondo nuovo, dove tutte le persone buone saranno anche belle e tutte le persone belle saranno impreziosite da una reale giustizia e da un autentico amore. Tota pulchra, nelle membra e nell’anima.
Questo splendore ne fa la fotografia del nostro futuro.
L’album di fotografie che conserviamo a casa, per quanto bello e caro, è necessariamente incompleto: ci ricorda quello che siamo stati, non ci anticipa quello che saremo. Quello che saremo lo sappiamo specchiandoci in lei, modello vivo perché non è una persona che posa per un fortunato pittore, ma una madre che ci aiuta a riprodurre in noi i lineamenti del modello per eccellenza, Cristo Gesù, fino a diventare “conformi alla sua immagine”.
Ma questo a una condizione; che anche noi facciamo quello che disse ai servi del banchetto di Cana:“Fate quello che vi dirà”. Fate adesso, quello che vi dirà poi: cioè, siate così disponibili da mettervi in movimento prima ancora di sapere che cosa vi dirà di fare.
Il Vangelo che abbiamo letto non ha un lieto fine perché dice che “l’angelo partì da lei”, cioè da quel giorno Maria dovette fare a meno degli angeli per rispondere ai grossi perché della vita. Ma non per questo ritirò la sua disponibilità o rifiutò il suo servizio.
Perché la festa dell'Immacolata è ancora tanto sentita dalla pietà popolare e affascina anche chi non ne conosce esattamente il contenuto? Forse perché c’è ancora nell’uomo la nostalgia di un’innocenza che trova soltanto in lei e pensa che quell’anima senza macchie è un po’ anche nostra, o sarebbe bene che lo fosse; forse perché, almeno oggi, nel candore di questo giorno che illumina l’anno che muore, abbiamo la soddisfazione di schiacciare con Lei la testa del serpente, dal quale domani probabilmente continueremo a farci ingannare;
forse perché ricordiamo che anche per noi c’è stata alle origini una grazia non capita e non apprezzata; forse perché, di fronte alle violenze a cui è sottoposta la donna e che ne sfigurano la dignità, il ricordo di Lei ci spinge a vedere in queste creature le discendenti di quelle che hanno lasciato nel Vangelo una fragranza di grazia e che di Gesù seppero più di tutti gli altri, sperimentandone la comprensione, la gratitudine, il perdono.
Oggi, grazie all'Immacolata, ci sembra di ritrovarci nel giardino sconsideratamente profanato; l’abbiamo ricostruito nella sua floridezza (non ci manca niente), ma non ci abbiamo messo dentro la grazia, e Dio continua inutilmente a cercarci: dove sei?
Nonostante tutto c’è chi avverte le istanze di un mondo nuovo, le luci di tempi migliori. I profeti di oggi lo deducono da tanti segni, non ultimo una rinnovata presenza della Madonna in mezzo a noi. Non per nulla tanti secoli fa S. Efrem scrisse:“Quando Dio si accorse che gli uomini si allontanavano da Lui, mandò sulla terra il Figlio suo; quando si accorgerà che si allontaneranno anche dal Figlio, manderà sulla terra la Madre di Lui”.
Oggi non è solo festa di Cristo, che anticipa la redenzione dell’uomo in Maria, né solo la festa della Chiesa che in Maria ha avuto inizio, splendente e senza macchia; oggi è festa anche dell’uomo che in Lei vede “l’onore del nostro popolo”.
Schizzo di Rachel M.
Dio cambia la storia non con i miracoli, ma con i suoi figli, prima fra tutti Maria, alla quale ha dato il compito di cambiare anche la nostra storia riempiendola di grazia: è una Madre e alla madre non si può dire di no.
sabato, settembre 19, 2009
Il segreto della Gioia
Il Segreto della Gioia, libro scritto da una persona straordinaria come Padre Andrea Gasparino.
Personalmente mi aiuta a stampare il meno possibile sul prossimo i miei giudizi; ma anche a mettere in quarantena i pensieri poco santi, a far nascere la gratitudine e a combattere i brontolii (nel libro vd. i Figli del tuono)...
Sembra quasi che la gioia (o la sua ricerca) sia un OBBLIGO!
Ocio pero' a non confondere la gioia con il suo contrario inteso come surrogato: il piacere!
Alcuni brani: "Togli prima la trave! - (...) Giudicare e' un autentico dono di Dio: ci è dato per il nostro progresso, ma si trasforma in regresso se ci mettiamo al di sopra degli altri e ci facciamo loro giudici."
E poi ancora...
"Sartre diceva - L'inferno sono gli altri - ma noi dobbiamo dire: Gli altri non sono il nostro paradiso, ma una cosa è sicura: la carità è il grande ideale che ci realizza, che ci fa sentire felici. Ogni fratello che incontro porta nascosto nel cuore un tesoro, è un portatore della presenza di Dio. Se mi alleno a riconoscere questa presenza ho certamente tra le mani un grande mezzo di continuo contatto con Dio. Per fare questo occorre riflessione, calma, semplicità, umiltà, soprattutto una grande costanza."
(...)
"Sartre diceva - L'inferno sono gli altri -
ma noi dobbiamo correggere: l'inferno sono io quando dimentico gli altri.
Se mi abituo a questo rapporto continuo con lo Spirito santo presente nel cuore degli altri, non posso più essere indifferente a nessuno, mi immunizzo anche dagli sbagli nei confronti degli altri.
(...)
Ognuno potra' riconoscere gli insegnamenti di Cristo spiegati da Padre Andrea Gasparino.
Google Libri ci da un'anteprima.
Altri suggerimenti: la tua gioia e' la mia gioia; un po' di stress fisico per combattere lo stress mentale: lo sport sviluppa endorfine! Mens sana...
Raccolti da Radio Maria:
Anonimo - La bellezza delle cose si dimostra dalle piccole cose, dai piccoli gesti, dalle brevi parole sussurrate.
Gen Rosso - Non si può restare ad occhi chiusi e gridare che il sole non c'è!
Antoine de Saint Exupery - Non si vede bene che con il cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi.
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